Lo Smart working piace anche ai collaboratori Senior. L’indagine di Black Tie

Questo è uno dei risultati che emergono da una lettura dell’indagine condotta da Black Tie Professional al termine del programma Milano chiama, Rispondi al tuo futuro”. 

La ricerca è stata svolta tramite una survey e ha coinvolto 150 collaboratori del Comune di Milano, tra profili junior e senior, partecipanti al programma di formazione impostato da Black Tie Professional per la Direzione Organizzazione e Risorse Umane del capoluogo lombardo.

Il progetto ha consentito di creare uno spazio dedicato all’innovazione e alla collaborazione dove 10 gruppi di lavoro (composti da 15 persone appartenenti a diverse direzioni di funzione ciascuno) si sono cimentati in proposte concrete sui temi strategici dell’ente collaborando sia a distanza sia in presenza e rendendosi protagonisti di un vero progetto operativo di Smart Working.

Le prime reazioni hanno dimostrato la buona riuscita del progetto ma grazie al supporto di Claudia Dossena e Francesca Mochi,dell’Università Cattolica di Milano abbiamo approfondito la sperimentazione di questa parte di attività in modo più analitico e la lettura ci offre diversi spunti di riflessione.

Secondo la percezione dei partecipanti al progetto, lavorare in un team virtuale è stato stimolante e non ha influito negativamente sull’efficienza del lavoro, ciò è stato possibile grazie al ruolo della tecnologia a supporto della realizzazione dei progetti (in questo caso un semplice sistema di condivisione di documenti in cloud) (Figura 1).

Figura 1. Il ruolo del team virtuale e della tecnologia nel supportare il progetto [scala da 1 (min) a 7 (max)]

I risultati dimostrano che i profili senior hanno apprezzato la modalità “smart” di svolgimento del programma addirittura più degli Junior, questo a vantaggio di un miglior bilanciamento tra lo svolgimento del progetto e il proprio lavoro.

I partecipanti hanno premiato il lavoro in team, sintomo di un clima di libero scambio all’interno di ciascun gruppo. Il teamwork è stato valutato su tre costrutti differenti: il knowledge sharing tra i membri; la dedizione del gruppo nel raggiungere l’obiettivo e il processo creativo che sottende all’ideazione dei lavori di gruppo. I risultati dimostrano che la condivisione delle diverse competenze in maniera biunivoca è stato uno dei punti più apprezzati (Figura 2).

Figura 2. Le componenti del lavoro di gruppo: condivisione di idee ed esperienze, sforzo di gruppo e processo creativo [scala da 1 (min) a 7 (max)].

Considerando invece i risultati dei progetti in termini di qualità degli elaborati e delle presentazioni non sembra ci sia un collegamento tra la soddisfazione nel lavoro e le performance dei gruppi. Questo ci lascia immaginare che il fattore decisivo sia stata la diversa composizione dei team di lavoro.

Le valutazioni riguardo questa esperienza ci lasciano supporre che non ci siano controindicazioni nell’organizzare le attività su progetto con team multidisciplinari e cross funzionali, ma che anzi queste possono consentire esperienze interessanti con effetti importanti di engagement e di formazione in altri ambiti operativi.

Il programma si è rivelato pioniere grazie alla visione del Comune di Milano che ha accolto la proposta operativa di coinvolgere i suoi collaboratori in un progetto di formazione disruptive negli obiettivi e innovativo nei metodi e nel supporto delle ricercatrici dell’Università Cattolica di Milano nella misurazione dei risultati su un’attività concreta di Smart working.

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