di Simona Bertagna

In un momento in cui chiunque si sente in diritto di dare giudizi superficiali su temi complessi come la medicina e la scienza, voglio condividere un’esperienza che ho fatto personalmente, osservando da vicino chi, con grande perseveranza e accettando di poter essere sconfitto ogni giorno da nemici invisibili, combatte per tutelare la salute di ciascuno di noi.

Pochi giorni fa ho visitato un luogo d’eccellenza italiana nel mondo: l’Humanitas University. Insieme a Claudio Ceper, Presidente della Fondazione Carlo Ceper contro il linfosarcoma, che da alcuni mesi sto supportando sul fronte della comunicazione, abbiamo incontrato il Prof. Carlo Stella, ordinario di ematologia, che ci ha illustrato come procede la ricerca e come le donazioni della Fondazione si trasformino, giorno dopo giorno, in progetti d’avanguardia che possono salvare vite umane.

Il linfoma di Hodgkin classico conta circa 8.500 casi ogni anno negli USA, per la maggior parte di giovane età. I moderni approcci di trattamento consentono di ottenere la guarigione nell’80% dei casi.

E’ emerso un concetto veramente innovativo, che meriterebbe molta attenzione da parte dei media: una medicina del futuro basata su una sempre maggiore personalizzazione e su sistemi di diagnosi precoce.

Tradotto in numeri: un aumento delle guarigioni da linfomi di 68 punti percentuali dal 2010 ad oggi.

Il Prof. Stella ci ha spiegato che è finita l’era dei grandi numeri, per cui fino a poco tempo fa si tendeva a targettizzare i pazienti per cluster omogenei in termini di età o altri fattori. Oggi c’è una medicina di precisione che consente di profilare ogni singolo individuo, con la conseguente possibilità di identificare rischi e fare prevenzione, grazie alla diagnosi. Grazie ad un semplice prelievo, i medici possono identificare la refrattarietà dei pazienti alle diverse cure (per es. la chemioterapia) e possono perciò orientarsi in tempi rapidi su terapie mirate, in grado di migliorare i risultati clinici, evitando farmaci non adeguati.

Elemento assolutamente fondamentale del progetto e dell’intera struttura è poi l’approccio multidisciplinare, che integra biologia cellulare e molecolare e strategie terapeutiche precliniche, con l’obiettivo di generare una piattaforma innovativa in grado di generare una innumerevole quantità di dati precedentemente non disponibile per studi clinici, biologici e molecolari.

Interessante notare come alla Humanitas University gli studi di medicina siano affiancati a quelli di ingegneria biomedica, attraendo peraltro studenti da tutto il mondo.

In chiusura della visita, il Dott. Roberto Ghisleri ci ha accompagnato a visionare il Simulation Center, utilizzato per l’apprendimento esperienziale degli studenti, che possono simulare la reale interazione con un paziente e misurarsi con diversi scenari clinici, ma anche dei professionisti che possono accrescere le skills tecniche e non a vantaggio della pratica quotidiana o ancora delle aziende che possono effettuare test di apparecchiature.

Di incredibile impatto anche il tavolo anatomico in 3D, che come una sorta di enorme tablet, permette di interagire in modalità touch screen con un essere umano, andando a esplorarne lo scheletro e gli organi interni.

Non stupisce che l’Italia sia ben al 3° posto in ematologia, dopo USA e Germania, oltre che tra i leader internazionali nella ricerca sui linfomi.